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La Storia

Nel 2022, la Fondazione Stabat ha dato vita alla filiale "Fundacion Stabat Uruguay" per sostenere la realizzazione di una casa nel quartiere povero e disagiato di "El Borro", nella periferia di Montevideo. In quest'area, la povertà strutturale limita l'accesso a servizi essenziali come la sanità e l'istruzione; l’elevata disoccupazione e la precarietà del lavoro alimentano un senso di insicurezza economica permanente. Queste zone soffrono anche di una mancanza di infrastrutture pubbliche, il che accentua la segregazione urbana. La presenza di traffici illeciti indebolisce ulteriormente la coesione sociale. Infine, l'emarginazione e la mancanza di opportunità per i giovani perpetuano un ciclo di esclusione difficile da rompere. 

I volontari che abitano nella casa della "Fundacion Stabat Uruguay" vivono nel cuore dei quartieri disagiati al fine di tessere legami duraturi e ridare fiducia agli abitanti. Il loro metodo si basa sulla compassione, l'ascolto attivo e la creazione di spazi di incontro che favoriscono la dignità di ciascuno. L'organizzazione pone l'accento sulla trasformazione sociale attraverso la relazione umana piuttosto che attraverso l'assistenza materiale. Il suo obiettivo principale è costruire una cultura di pace e solidarietà accompagnando le persone nella loro quotidianità con attenzione e rispetto. 

La Situazione attuale

Attualmente il progetto si dispiega del quartiere attraverso una presenza regolare accanto alle famiglie e ai bambini. Ogni settimana vengono effettuate una ventina di visite, raggiungendo così circa 300 famiglie con le quali viene mantenuto un legame duraturo. Le attività per i bambini occupano un posto essenziale, con animazioni settimanali su tre piazze del quartiere, che riuniscono molti partecipanti. Viene anche organizzata un'attività mensile nella nostra casa, completata da due campi estivi che radunano numerosi bambini, accompagnati da giovani del quartiere. 

Il progetto sostiene anche la vita sociale locale, in particolare grazie a un servizio di accoglienza per una trentina di persone senza dimora e a tre iniziative educative e culturali che coinvolgono un centinaio di bambini. 

Infine, il progetto si estende anche oltre il quartiere grazie a visite regolari a istituzioni, famiglie e ospedali, creando una rete di solidarietà con quasi una cinquantina di persone. 

La casa della Fundacion Stabat rimane un luogo di accoglienza vivo dove continuamente molteplici persone vengono a condividere un pasto e un momento fraterno.
Insieme, queste azioni costituiscono una presenza attiva e benevola al servizio dei più fragili. 

In sintesi

Nel quartiere

Famiglie visitate:

    • 20 visite settimanali.
    • 300 famiglie con cui si mantiene il contatto.

Interazioni con i bambini:

    • Attività settimanali su tre piazze del quartiere: giochi con circa 50 bambini.
    • Un’attività al mese presso la casa della Fondazione (giochi, bricolage, ecc.).
    • Due campi estivi (uno per le ragazze, uno per i ragazzi), con una trentina di bambini accompagnati da una decina di giovani e adulti del quartiere.

Partecipazione alla vita del quartiere:

    • Ogni lunedì mattina, sostegno a un servizio di accoglienza per circa 30 persone senza dimora.
    • Partecipazione a tre attività educative e/o culturali proposte ai bambini dai giovani della città, dalla parrocchia e dalle suore di Madre Teresa (circa 100 bambini del quartiere coinvolti).

Partecipazione alla vita della Casa della "Fondacion Stabat Uruguay":

    • Accoglienza di circa 10 persone ogni settimana per un momento conviviale attorno a un pasto.
    • Coinvolgimento di una decina di giovani del quartiere o dei dintorni per servizi di manutenzione della casa (pittura, bricolage, giardinaggio), sostegno alle attività dei bambini e partecipazione alla vita quotidiana della casa.

Oltre il quartiere

Servizi regolari:

    • Da 10 anni, visite settimanali al Cottolengo Don Orione (200 adulti, adolescenti e bambini in situazione di disabilità).
    • Visita mensile a un centro per giovani donne dove vivono
    • Visita settimanale a una trentina di famiglie del quartiere dove i volontari hanno  vissuto i primi quattro anni in Uruguay.
    • Visita settimanale in una casa di cure palliative per persone sole e economicamente svantaggiate.

Visite occasionali:

    • In prigione: visita ogni due mesi a un giovane amico del quartiere.
    • In ospedale: una volta al mese per accompagnare un amico alle visite mediche o aiutarlo durante i ricoveri.
    • Mantenimento di legami sociali con diversi amici di Montevideo che permettono di creare ponti tra diverse culture.

 Nel quartiere si stima che siano circa 500 persone a beneficiare dei diversi progetti.

Al di fuori del quartiere, sono circa 200

Come Aiutare

1. Sostegno ai costi operativi della casa
Il progetto, che accompagna ogni anno diverse centinaia di beneficiari, si basa sull'impegno di un team di volontari internazionale che offrono un anno della loro vita al servizio delle popolazioni più vulnerabili. Per garantire la continuità di questa missione, la Fundación Stabat Uruguay deve coprire tutte le spese correnti indispensabili: alimentazione, assistenza sanitaria, trasporto, spese domestiche e affitto.
Questi costi ammontano in media a 2.200 euro al mese, ovvero un fabbisogno annuale di circa 26.000 euro per l'anno 2026. Supportare questi costi operativi è essenziale per garantire la stabilità del team, la qualità dell'accoglienza e il supporto fornito alle famiglie del quartiere. 

2. Progetto di investimento per una casa dedicata
Da diversi anni i volontari vivono in una casa in affitto la cui configurazione non corrisponde pienamente alle esigenze dei progetti condotti: spazi inadeguati, ridotta capacità di accoglienza e costo elevato del locale.
Preoccupata per una visione sostenibile, la Fundación Stabat Uruguay, in collaborazione con imprenditori locali, ha quindi previsto la costruzione di una casa appositamente progettata per accogliere i volontari e sostenere l'espansione delle sue attività sociali.
Tale infrastruttura permetterà in particolare di:


➔ aumentare la capacità di accoglienza dei volontari internazionali
➔ offrire ai giovani uruguaiani un'esperienza immersiva di servizio solidale
➔ proporre formazioni di più giorni per i giovani interessati alle questioni sociali
➔ ospitare temporaneamente persone in situazione di vulnerabilità

I lavori dovrebbero iniziare nel 2026. Il costo totale del progetto è stimato intorno ai 430.000 euro. Grazie al sostegno di associazioni e fondazioni partner, metà del budget è già stato assicurato, ma restano 215.000 euro da raccogliere per portare a termine questo investimento strategico.

Questo progetto rappresenta un passo decisivo per rafforzare l'impatto della missione e ancorare in modo duraturo la presenza dell'ONG nel quartiere.

Tutte le donazioni possono essere effettuate tramite la Fondazione STABAT scegliendo la voce “Uruguay” dal menù.

Notizie e Testimonianze

Testimonianza in occasione dell'anniversario della casa:
"Sono rimasta molto colpita dall'impatto che provoca "La Fundacion Stabat". C'erano i nostri amici di sempre che ci tenevano molto a essere inclusi nella preparazione della festa e si sarebbero offesi se non avessimo chiesto il loro aiuto. Poi c'è stata la presenza eccezionale di alcuni benefattori, come quella dell’avvocato che, umilmente, si mette al nostro servizio ogni volta che lo chiamiamo. E infine…che regalo ricevere i volontari del posto in cui lavoro e Wilman, un amico che ha iniziato una nuova vita da quando è arrivato al centro di cure palliative sei mesi fa".

Mathilde (Settembre 2025)



"Un pomeriggio, dopo pranzo, ci stavamo preparando per andare a trovare i nostri amici. Questa volta, con Mathilde, abbiamo deciso di passare da un nostro caro amico di nome Roque, uno dei primi incontrati all'arrivo dei volontari nel quartiere. È un maestro degli “abbracci forti".
Quando siamo arrivati davanti alla sua porta, abbiamo trovato suo figlio minore che si stava preparando per uscire, ma vedendoci, è andato a chiamare il papà. Abbiamo aspettato un momento, poi Roque è uscito. Ci ha fatto segno di entrare in casa sua e, salutandoci, ci ha abbracciati molto forte. I suoi occhi si sono riempiti di lacrime e, in silenzio, siamo andati avanti fino alla sua stanza. Ci siamo seduti di fronte a lui e abbiamo visto i suoi occhi scoppiare pieni di lacrime. Con la voce interrotta, ci ha detto: «Non ce la faccio più!»
Dopo alcuni istanti, ha iniziato a raccontarci che poco prima del nostro arrivo, aveva chiesto a Dio perché tanta solitudine: «Perché, Signore, permetti che io sia solo?» A quel punto, con grande trasparenza e sincerità, ci ha detto: «Sono sincero, mi stavo arrabbiando con Dio ed è stato proprio in quel momento che avete bussato alla porta. Vedervi è stato come un secchio d'acqua fredda per me perché ora so che Dio ci ascolta sempre, che Lui è con noi, ma siamo noi che ci allontaniamo quando tutto va bene.»
Roque mi ha aiutato a riscoprire il valore del silenzio, senza impormi alcuna pressione per colmarlo ma lasciarmi il tempo necessario; essere semplicemente presente al suo fianco era più che sufficiente".


(Mario, volontario dal Perù)